skip to Main Content

Prevedere una forma di detrazione fiscale del consumo culturale, ovvero i consumi in attività come spettacoli, cinema, musei detraibili alla pari di altre spese come quelle sanitarie. Lo chiede un emendamento alla Manovra 2020 presentato al Senato da Fratelli d’Italia (a prima firma Iannone). In particolare, la proposta di modifica chiede di prevedere un articolo 43-bis: “All’articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 dopo la lettera e-ter) è inserita la seguente: “e-quater) le spese culturali, per la parte che eccede euro 129,11, quali l’acquisto di biglietti di ingresso e abbonamenti a musei, cinema, concerti, spettacoli teatrali e dal vivo e spese sostenute per l’acquisto di libri e di materiale audiovisivo protetti da diritti d’autore usufruiscono delle detrazioni fiscali alla stregua delle spese mediche. Ai fini della detrazione il certificato di acquisto o fattura deve obbligatoriamente contenere il nome, cognome e codice fiscale dell’acquirente;”.

Secondo Fratelli d’Italia, i dati che emergono dal più recente rapporto redatto da Federculture, da un lato indicano, per il quarto anno consecutivo dopo il crollo del 2012-2013, una crescita dei consumi culturali, con la spesa delle famiglie italiane per i servizi culturali e ricreativi – che comprende tra l’altro teatro, cinema, musei, concerti – che vale 31 miliardi di euro e aumenta del 3,1%; ma nello stesso tempo segnalano anche forti disparità nelle aree geografiche e nei contesti territoriali. La stessa spesa culturale delle famiglie che nelle regioni del Nord Italia è mediamente superiore ai 150 euro al mese, nel Sud scende intorno ai 90 euro, con gli estremi opposti del Trentino Alto Adige dove si spendono 191 euro al mese e della Sicilia dove se ne spendono 66.

© AgenziaCULT - Riproduzione riservata

Back To Top