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Si tratta di una funivia che potrà portare un centinaio di persone al giorno (12 a tragitto) 365 giorni l’anno, e coprirà la distanza di 2 chilometri in 4-6 minuti, operando con qualsiasi condizione meteo-marina. Parallelamente “è in corso una selezione per individuare un disability manager"

Realizzare un innovativo collegamento tra le isole di Ventotene e Santo Stefano tramite una funivia bifune a campata unica, con dimensioni minime e senza necessità di sostegni in mare, con l’obiettivo di rendere l’ex carcere borbonico ‘accessibile a tutti’. Questo il progetto a cui sta lavorando il Commissario Straordinario di Governo per il recupero dell’ex penitenziario che si appresta a diventare Museo e Scuola di alta formazione, Giovanni Maria Macioce, accertata “l’impossibilità di realizzare in località la Marinella (la meno esposta ai venti) un approdo che garantisca la sicurezza nelle operazioni di sbarco/imbarco”; una soluzione “tecnologicamente avanzata per superare gli ostacoli naturali che oggi rendono difficile l’accessibilità all’isola”. Intervistato da AgenziaCULT, il Commissario spiega: “Il TIP, il Tavolo istituzionale ha approvato, a fronte di una relazione tecnica estremamente dettagliata sviluppata dalla mia Struttura insieme a Invitalia, l’idea di avviare uno studio di fattibilità volto a verificare approfonditamente la possibilità di realizzare una piccola funivia che colleghi Santo Stefano con Ventotene. È chiaramente l’inizio di un percorso di valutazione molto lungo a cui sarà prestata la massima attenzione e, come è norma del Progetto, la decisione finale sarà affidata al TIP.”

Attualmente, infatti, gli unici approdi utilizzabili sull’isolotto di Santo Stefano sono quelli della Marinella e del Molo Quattro, sebbene con grandi difficoltà e in condizioni di elevato rischio. In entrambi i casi, lo sbarco richiede un salto dall’imbarcazione direttamente sulla roccia, un’operazione pericolosa soprattutto in presenza di mare mosso, condizione molto frequente. A ciò si aggiunge la necessità di risalire con notevole sforzo e difficoltà verso la parte alta dell’isola, rendendo l’accesso complesso e non adatto a tutti. “Le proposte fin qui considerate per lo sbarco non hanno individuato soluzioni adeguate a garantire l’accessibilità sull’isola di Santo Stefano alle persone disabili, agli anziani, ai bambini e alle persone non pienamente in salute. Essendo il recupero dell’ex carcere un progetto governativo, tale vulnus nei confronti di una parte significativa della popolazione – pari a oltre il 27% in Europa e il 20,6 % in Italia – negherebbe loro il diritto di accedere alla cultura, alla storia e alla conoscenza e costituirebbe una violazione dei diritti fondamentali di una grande fascia di cittadini, mentre invece dovrebbe abbracciare i principi fondamentali di accessibilità universale che devono caratterizzare ogni iniziativa pubblica”.

IL PROGETTO E IL DISABILITY MANAGER

Si tratta di una funivia che potrà portare un centinaio di persone al giorno (12 a tragitto) 365 giorni l’anno, e coprirà la distanza di 2 chilometri in 4-6 minuti, operando con qualsiasi condizione meteo-marina e oltre ai vantaggi nel trasporto dei passeggeri, apporterebbe anche significativi benefici in termini di logistica. “Sarebbe funzionale anche a sostituire l’attuale metodo di trasporto dei materiali, che ad oggi avviene esclusivamente tramite elicottero, riducendo tempi di realizzazione e migliorando l’efficienza complessiva delle operazioni. Essa consentirebbe, in buona sostanza, di accelerare il completamento dell’intero progetto riducendone sensibilmente i costi”. Parallelamente, ha aggiunto Macioce, “è in corso una selezione per individuare un disability manager che curerà il progetto – insieme alla Dg Musei del MiC – dallo sbarco della nave a Ventotene, da cui sempre si dovrà partire per raggiungere Santo Stefano, fino al reimbarco: questa figura opererà in stretto raccordo con i progettisti incaricati della valorizzazione sotto la Direzione di Invitalia.”

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