Il percorso espositivo – emotivamente coinvolgente – ripercorre la storia del fenomeno eruttivo, documentato nelle cronache del tempo, descrivendo lo stravolgimento del territorio etneo e le conseguenze sugli abitanti. In mostra preziose opere salvate dalla popolazione in fuga al sopraggiungere della lava, cronache del tempo, un ricco patrimonio documentale, artistico e scientifico, in parte inedito, e ancora oggi prezioso strumento per la ricerca scientifica del territorio etneo. “In questa mostra – ha detto la professoressa Tricomi – mettiamo insieme la montagna simbolo di fertilità della nostra terra, la colata lavica simbolo di potenza e una parte più contemporanea in cui l'Etna è al centro della ricerca scientifica in varie discipline e qui l’università diventa protagonista”.
Gli oggetti e i libri esposti provengono da collezioni di musei, biblioteche e chiese della provincia di Catania e da collezioni private. A una sezione storica si affianca quella squisitamente scientifica, nella quale i diversi dipartimenti universitari documentano le recenti e multidisciplinari attività di ricerca condotte nelle aree Etnee. Di particolare impatto la sezione real time curata dell’Ingv-Osservatorio etneo, che mostrerà – in tempo reale – la rete di monitoraggio delle aree vulcaniche della Sicilia. La mostra, a ingresso gratuito, rimarrà aperta fino al 30 ottobre. “Questa mostra – ha evidenziato la soprintendente Aprile – è l'atto conclusivo della rassegna ideata e proposta dall'Ingv di Catania e dalla sezione di Catania del Cai, per ricordare i 350 anni dalla straordinaria eruzione dell'Etna del 1669”.
All’esposizione hanno collaborato molte realtà: l’Arcidiocesi di Catania, il Santuario della Madonna della Sciara di Mompileri, il Museo d’arte sacra della Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Misterbianco, la Diocesi di Acireale, il Santuario di Santa Maria Assunta di Randazzo, il Museo civico di Castello Ursino, la Biblioteca regionale universitaria, la Biblioteca Zelantea di Acireale, le Biblioteche riunite Civica- Ursino Recupero. Senza dimenticare i Comuni di Catania, Belpasso, Camporotondo Etneo, Gravina, Mascalucia, Misterbianco, Nicolosi, San Pietro Clarenza e Pedara e insieme a loro la Fondazione Bufali di Belpasso e l’Associazione culturale Monasterium Album di Misterbianco, oltre al Cai etneo che ha curato e coordinato le escursioni organizzate nel corso del 2019. Il direttore dell’Ingv di Catania Stefano Branca ha fatto un excursus storico sull'eruzione del 1669: le bocche eruttive a bassa quota (850-775 metri) e l’area coperta dalla colata sono state un record degli ultimi 400 anni. “Per la città e l'Etna – ha sottolineato – fu l'evento più importante dal punto di vista vulcanologico, ma anche storico: quell'anno fu definito l'anno della grande “ruina””.
