“Oggi presentiamo una vera meraviglia e allo stesso tempo un grande traguardo museografico. Insieme al Comune, Fondazione Brescia Musei ha deciso di celebrare ora il rientro della Vittoria Alata e la nuova aula orientale del Capitolium di Brescia, un progetto che ci ha permesso di riqualificare completamente il parco archeologico di Brescia Romana”. Lo ha detto il direttore della Fondazione Brescia Musei Stefano Karadjov nel corso della presentazione del ritorno, dopo due anni di restauro dell’Opificio delle Pietre Dure, della Vittoria Alata in Capitolium a Brescia.
Attraverso l’Art bonus, il progetto – ha ricordato Karadjov – “ha ricevuto un contributo importantissimo da parte dei cittadini bresciani con le imprese locali che hanno voluto sostenere il restauro e la riqualificazione del Capitolium. Sono gli eredi degli intellettuali e dei mecenati che nel 1820 diedero vita a una sottoscrizione pubblica per scavare la città romana e dove in un modo sorprendente in un’intercapedine del tempio fu trovata la Vittoria Alata smembrata, sdraiata, insieme ad altri bronzi”.
La statua in bronzo della Vittoria alata, trovata a Brescia nel 1826, è una delle opere più straordinarie dell'arte romana, per l'eleganza del gesto, l'armonia delle forme e per la sua storia che la porta ad essere testimone di un lungo viaggio nello spazio e nel tempo.
FRANCESCA BAZOLI
Nel suo saluto iniziale la presidente della Fondazione Brescia Musei, Francesca Bazoli, ha voluto evidenziare come si sia trattato di un “restauro di uno dei bronzi romani più grandi che la storia ha consegnato a noi. Un restuaro che ha condotto studi approfonditissimi sulla statua certificando di avere a che fare con uno dei bronzi romani più importanti al mondo”.
Questa statua, ha aggiunto la presidente della fondazione, “ha rivestito fin dal suo ritrovamento un valore simbolico che trascende l’opera d’arte perché nella storia è diventata simbolo delle lotte che in quel momento gli uomini compivano nel loro avanzamento nella storia, a cominciare dai moti risorgimentali fino al ‘900”.
ALLEANZA PER LA CULTURA
La riqualificazione complessiva di un’intera area, ha spiegato il direttore della Fondazione, “si sta compiendo in questi anni grazie alla collaborazione di una trentina di soggetti che si sono associati con Fondazione Brescia Musei in un patto pubblico-privato che si chiama Alleanza per la cultura che grazie a un appoggio annuale di queste trenta entità ci consente di creare un momento anche economico-finanziario intorno ai progetti di valorizzazione che stiamo attuando. Progetti che non possono prescindere da una narrazione della trasformazione del sito archeologico grazie alla Vittoria Alata che è già partita nella forma di palinsesto di eventi espositivi dedicati alla Vittoria”.
COMUNE BRESCIA
Laura Castelletti, assessore alla cultura e vicesindaco di Brescia, ha sottolineato come la Vittoria Alata rappresenti “non un oggetto del passato ma una presenza dell’oggi”. La Vittoria allora “diventa parte della nostra comunità, la rappresenta con forza e con tenacia e questo è avvenuto grazie a un bellissimo gioco di squadra”.
REGIONE LOMBARDIA
Il progetto corale del ritorno della Vittoria Alata ha avuto un player fondamentale anche nella Regione Lombardia. L’assessore alle autonomie e alla Cultura, Stefano Bruno Galli, ha evidenziato come la “la Vittoria Alata sia un simbolo non solo di Brescia, ma delle politiche culturali soprattutto guardando al nostro futuro dopo il Covid. Innanzitutto, la valorizzazione della statua è fondamentale perché significa lavorare sull’attrattività dei luoghi della cultura. Un tema fondamentale verso cui dovremo orientarci alla riapertura. Si tratta quindi di un simbolo della rinascita e della strada che dovremo percorrere”.
Galli ha poi ricordato come il “51% delle risorse investite in cultura in Lombardia viene dall’Art bonus. Siamo la Regione in Italia che nettamente stacca le altre regioni. Pensate che la seconda regione è il Piemonte con il 21%. Dice molto della generosità dei lombardi”. Oltre al 51% dai privati, Galli ha poi ricordato come il 16% degli investimenti in cultura venga dalla Regione e il 33% dallo Stato e dai Comuni. Per cui, ha aggiunto “è chiaro che il mio azionista di riferimento è il privato. Di conseguenza è inevitabile che il futuro passi tra nuove forme di collaborazione, una nuova armonia, nuove convergenze tra pubblico e privato”.
