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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Un volume che unisce riflessioni teoriche alle voci dei partecipanti e alle testimonianze di coloro che hanno collaborato a numerose iniziative promosse e realizzate dalla Fondazione Palazzo Strozzi, che si è affermata a livello internazionale per i suoi progetti innovativi in materia di accessibilità

Il volume (in italiano e in inglese), oltre a documentare i progetti promossi e realizzati in più di un decennio dalla Fondazione Palazzo Strozzi, accoglie approcci, sviluppa riflessioni, intesse dialoghi, grazie a una pluralità di voci, un concorso corale di differenti professionalità: educatori ed educatrici al patrimonio; operatori socio-sanitari; artiste; psicologi ed esperti che offrono approfondimenti concettuali.

Contrappunto cruciale e poetico ai diversi contributi è l’attenta e pertinente selezione antologica dei pensieri emotivi dei partecipanti ai numerosi percorsi; esaustiva e “parlante” la documentazione fotografica che consente di vivere in presa diretta momenti salienti delle pratiche messe in atto.

ATTRAVERSARE LA SOGLIA

Irene Balzani racconta che l’origine del primo nucleo di esperienze risale al 2011 quando alcuni educatori geriatrici hanno chiesto di superare il confine della fruizione regolamentata, costretta nei tempi, ma di concedere attenzione e respiro a un gruppo di anziani, alcuni con demenza. Ha preso così avvio “A più voci” e tale incipit ha generato una progettualità complessa e costante, ponendo al centro l’accessibilità, considerata quale diritto e non come concessione, non “laterale”, ma essenziale e centrale. L’accessibilità, infatti, non riguarda solo persone con altre abilità, ma tutte le persone nelle loro diverse espressioni e condizioni di vita. E, ugualmente, l’accessibilità comporta un ripensamento globale: interroga tutte le istituzioni culturali nella loro complessità, non singoli dipartimenti o settori.

Si sono sviluppate azioni reiterate e diversificate, non episodiche, che hanno avuto quali protagonisti destinatari dalle plurime fisionomie: giovani e adulti autistici; persone con sindrome di Alzheimer e di Parkinson; con fragilità cognitive ed emotive.

Le attività promosse e realizzate costituiscono un continuum di senso, di ricorrenza familiare e compongono una comunità che si ritrova e rinnova il piacere dell’ascolto reciproco, di una relazione stretta e autentica, di oltrepassare la soglia, la linea del confine che diviene permeabile, le barriere non più insuperabili, per vivere al centro della pratica.

Le coordinate portanti, approdo di costanti interrogazioni e riflessioni, esito di una postura autoriflessiva da parte di operatori e operatrici sono la progettazione condivisa, un processo circolare che inizia con l’autoanalisi, implica la disponibilità a ripensarsi: un fare insieme con e non per; contaminare costantemente saperi esperti e competenze in una logica di interdisciplinarietà. Attivare alleanze tra l’ambito culturale e quello socio-sanitario; riconoscere e mettere in atto il diritto di autorappresentazione da parte di singoli e comunità; promuovere il ben-essere individuale e collettivo; far stare bene le persone e prendersi cura di loro, grazie a esperienze vissute a diretto contatto con il patrimonio, sostenendo l’autonomia di ognuno.

QUANDO NON BASTA L’INCLUSIONE

Ci riconosciamo nel pensiero della sociolinguista Vera Gheno: inclusione e integrazione comportano la richiesta di normalizzazione, di adeguamento a canoni stabiliti da altri, al fine di essere accettati, “tollerati”.

Risulta fondamentale porre sensibile attenzione al linguaggio: che sia l’esito di una continua ricerca ed espansione, autoriflessivo.

Transitare dall’inclusone alla “convivenza delle differenze” [Acanfora 2022] comporta che la “diversity” sia centrale nella progettazione. “Da un’idea di società delle differenze nasce la possibilità di riunirsi attorno ai tavoli ai quali si prendono decisioni, e trovare assieme misure condivise” (p. 49). “… una maggiore presenza della diversità nelle posizioni apicali, nelle stanze dove effettivamente vengono decise politiche, strategie, soluzioni”. (p. 51).

Promuovere dunque l’agency, sottraendosi all’approccio paternalistico, assistenziale e “salvifico” [Lynch 2023], considerando e vivendo il museo che ha la forza di definire se stesso quale agente di trasformazione.

IL BEN-ESSERE INDIVIDUALE PER IL BEN-ESSERE COLLETTIVO

Circostanziato ed esaustivo il quadro di insieme messo a punto da Catterina Seia e Vittoria Azzarita, dedicato alle declinazioni che caratterizzano il welfare culturale, un nuovo modello integrato che promuove il ben-essere e la salute delle persone e delle collettività, attivando pratiche fondate sulle arti visive, performative e sul patrimonio culturale.

Il contributo indaga documenti strategici, piani di lavoro, politiche culturali, azioni quali assi portanti per il ben-essere personale e collettivo, di cui “l’accessibilità universale, intesa come il diritto di ogni persona a prendere parte liberamente alla vita della comunità, deve essere il pilastro. In tal senso, assumere e mantenere una postura responsabile necessita di un investimento strategico sulla partecipazione culturale, sui luoghi di incontro, sulla produzione ed espressione culturale, sui servizi che pongono al centro la persona, la fragilità e il disagio come occasioni di crescita per la costruzione di una società aperta, plurale e capace di accogliere”. (p. 61).

A tal proposito si cita il fondamentale documento di democratizzazione, la “Convenzione sui diritti delle persone con disabilità”, varato dalle Nazioni Unite e ratificato dall’Italia nel 2009, che pone al centro lo sviluppo delle potenzialità di ognuno. “Per un’istituzione culturale pensare l’accessibilità universale è molto più dell’adozione di singoli strumenti e di singole progettualità, ma impatta nella stessa ragion d’essere, sui luoghi, sulle competenze, sui servizi e sulle esperienze, sulla cultura dell’organizzazione, sul protagonismo del pubblico.” (p. 66).

Risulta fondamentale incoraggiare la diversità nelle espressioni culturali, dando spazio e opportunità di rappresentazione a singoli e a gruppi ancora marginalizzati; nonché attivare alleanze strategiche, interazioni costanti tra diversi settori e politiche integrate.

Particolare attenzione viene posta alle condizioni e ai fattori che condizionano la partecipazione culturale, ai divari che si attivano a causa di contesti di vita disagiati, esclusione sociale ed emarginazione, assetti sociali fortemente diseguali, vulnerabilità anche economica, che colpisce ampie fasce di popolazione, non consentendo pari opportunità di accesso.

PAROLE CHIAVE

Nella sezione “Esperienze” sei parole chiave (“Trasformazioni”; “Incontri”; “Relazioni”; “Corpo”; “Tornare”; “Artiste”) sono affidate ad alcuni professionisti che animano i progetti della Fondazione Palazzo Strozzi.

Sono testimoni e interpreti di approcci e pratiche multidisciplinari, che mettono in connessione virtuosa ambiti diversi: dall’educazione alla danza e alla performance; dalla terapia geriatrica alla pratica artistica e psicodinamica.

Parole chiave che dialogano tra loro, si rimandano e si rispondono, connesse da alcune tracce di senso: la capacità di porsi sempre in ascolto attento e di dare voce; la consapevolezza della valenza trasformativa e generativa di ogni incontro e di ogni relazione; il desiderio di rinnovare legami di autenticità e dunque di tornare, abitando gli spazi della Fondazione, che si rinnovano a ogni esposizione con la familiarità che la consuetudine e il reiterare generano; considerarsi una comunità (compresi i familiari e i carer) che si dà appuntamento.

E ancora, il corpo che “non mente” e agisce nel rapporto con lo spazio, con le opere, con l’alterità. E proprio al corpo è dedicato uno dei laboratori affidati all’artista Zoè Gruni, che indaga la relazione con qualcosa dapprima sconosciuto, l’interazione tra corpo e oggetto, performance e scultura.

IN DIALOGO

Irene Balzani e Maria Chiara Ciaccheri intessono un dialogo contrappuntato da alcune domande rivolte a portavoce di diversi ambiti di appartenenza. Alice Manuela Villa, insegnante e partecipante al progetto “Sfumature”; Raniero Scardigli, partecipante a “Corpo libero”; Roberto Petrone, presidente dell’Ente Nazionale Sordi; Marinella Senatore, artista; Alessandra Gariboldi, presidente della Fondazione Fitzcarraldo; Enrico Mossello, docente di geriatria; Paolo Casabianca, educatore per la riabilitazione della salute mentale.

I quesiti riguardano alcuni temi cruciali.

Si riflette e ci si confronta sulla relazione che si instaura tra istituzioni diverse, un’interazione costruttiva e feconda: il museo diviene luogo di connessioni, di reciproca formazione e co-progettazione, centro di produzione culturale, spazio protetto e di cura.

Si evidenziano quali sono le condizioni che abilitano il museo a essere davvero accessibile, attrezzando in primis apparati comunicativi che siano comprensibili, offrendo diversificati livelli di approfondimento. Sviluppare programmi rivolti a pubblici con specifiche esigenze; promuovere l’accettazione di sé e dell’alterità: ognuno è protagonista del proprio esperire, non solo destinatario di interventi prestabiliti; si favorisce la fioritura dell’individuo nella e con la collettività e le esperienze di cura e di conforto possono avere piena cittadinanza.

Progettazione condivisa; molteplicità di possibilità; attenzione ai linguaggi; formazione congiunta tra operatori museali e del settore socio-sanitario; dialogo costante con le comunità e ascolto delle esigenze del territorio: sono gli elementi comuni ai progetti promossi e attuati dalla Fondazione Palazzo Strozzi, declinati sinteticamente nell’ultima sezione del volume.

Ogni programma di azione attua l’esperienza diretta con le opere; è l’esito di un lavoro multidisciplinare, attivando modalità di interazione verbali e non verbali, espressioni sensoriali, esperienze emotive, nonché una relazione costante con ogni partecipante, al fine di favorire il ben-essere e di prendersi cura delle persone con demenza, o affette da Parkinson, con disagio psichico e differenti fragilità; giovani e adulti autistici.

Avere cura. Arte, persone, possibilità / Caring. Art, People, Possibilities, Marsilio Arte, Venezia 2024; Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze 2024

BIBLIOGRAFIA

Acanfora F. (2022), Di pari passo. Il lavoro oltre l’idea di inclusione, Luiss University Press, Roma.

Ciaccheri M. C. (2022), Museum Accessibily by Design. A Sistemic Approach to Organizational Change, Lanham, Rowman & Littlefield.

Gheno V. (2022), Chiamami così. Normalità, diversità e tutte le parole nel mezzo, Il Margine, Trento.

Lynch B. (2023), “Né salvifico, né irrilevante: verso il museo ‘utile’”, in Bodo S., Cimoli A. C., Il museo necessario. Mappe per tempi complessi, Nomos Edizioni, Busto Arsizio.

ABSTRACT

Museums, exhibition venues and cultural sities are relevant actors in and for the community. They must exercise their social role, guarantee accessibility and participation. Caring for individuals and communities, to become spaces where differences coexist and where all people are welcomed with their diversity and fragility. This volume combines theoretical reflections with the voices of participants and the testimonies of those who collaborated on many initiatives, promoted and implemented by Palazzo Strozzi Foundation, which has become an international point for its innovative accessibility projects.

 

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Silvia Mascheroni

Silvia Mascheroni

Storica dell’arte, è ricercatrice, formatrice e progettista nell’ambito dell’educazione al patrimonio culturale e dell’arte contemporanea. È docente presso l’Università Cattolica di Milano (Master “Servizi educativi del patrimonio artistico, dei musei di storia e di arti visive”) e di “Educazione al patrimonio e didattica museale”, Scuola di Specializzazione in Beni Storico-artistici dell’Università di Pisa. Progettista e co-responsabile di “Patrimonio e Intercultura”; co-fondatrice di “Patrimonio di Storie”.

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