Quando sono venuta a scoprire per la prima volta del lavoro di Lilliput, ho avuto la piacevole sensazione di come fosse naturale, a volte, inciampare nell’incontro “perfetto”: al di là del valore intrinseco offerto dal servizio culturale innovativo rappresentato dal Kit di esplorazione museale per 0-10 anni da loro progettato, ciò che mi ha colpito maggiormente è stato lo spirito e la disposizione che ha fatto nascere e che continua a far crescere questa rete di professioniste, nata nel 2017 e recentemente diventata ETS.
Partendo da un bisogno – quello di rendere i musei luoghi eletti per genitori e famiglie – e da un contesto – quello della libera visita agli spazi museali – le fondatrici di Lilliput hanno iniziato un percorso di riflessione ed analisi che, anche grazie al contributo finanziario ed istituzionale del Bando “Open Community” di Fondazione Compagnia di San Paolo, le ha portate nel 2018 alla prototipazione ed, infine, alla sperimentazione di uno strumento di audience engagement specificamente pensato per la fascia 0-10 anni.
Testimonianza e “manifesto” del progetto e della sua storia (passata, presente e futura!) è ora il volume recentemente pubblicato da Nomos Edizioni, che fin dal titolo (giocosamente provocatorio nel “ribaltare” la grafia e le nostre aspettative) indica le direttrici, le parole chiave dell’azione di Lilliput: Esplora – i confini dell’educazione culturale, Ribalta – il normale approccio alla fruizione museale, Trasforma, – gli strumenti di accessibilità esistenti per promuovere l’inclusività, il tutto, “a piccoli passi”, come dichiarato dal motto scelto dalle fondatrici.
Il volume, che raccoglie le testimonianze di chi ha partecipato e contribuito al progetto, ha il merito di restituire i punti di forza dell’iniziativa: partendo da un background pedagogico di primo livello, si è scelto di lavorare ponendosi secondo il punto di vista delle bambine e dei bambini per mettere in luce criticità trascurate (siano esse di natura fisica o cognitiva) che nascono oggi nel corso di una visita museale adulto-bambino. Allo stesso tempo, il libro permette di approfondire la scelta di porre al centro dell’azione progettuale la meraviglia come motore di scoperta e conoscenza, puntando sulla duttilità e sulla creatività dell’immaginazione infantile per sostenerla e stimolarla. Infine, il racconto delle professioniste di Lilliput dà la possibilità di scoprire come quello verso l’inclusione e l’accessibilità sia un percorso circolare, che si rinnova costantemente, che rilancia la sfida con stimoli continui, frutto dell’incessante cambiamento della società e delle comunità che la animano.
Gli interessanti contributi sono poi integrati dalla descrizione articolata e coinvolgente delle specifiche funzioni e modelli di fruizione del Kit di esplorazione che rappresenta il primo traguardo progettuale di Lilliput: con esempi e riferimenti fotografici è possibile entrare a pieno nei tempi e nei modi di questo strumento pensato per stimolare percorsi di visita museali in cui adulti e bambini, interagendo in modo guidato ma aperto, possono appropriarsi dei luoghi di cultura, trasformandoli in spazi di intrattenimento, esplorazione e conoscenza.
La lettura di questo volume rappresenta uno stimolo per chiunque creda che l’educazione museale possa dare spazio all’innovazione pedagogica per diventare uno strumento di democraticità ed inclusione da coltivare fin dalla nascita. Dal canto mio, esso è stato in grado di coinvolgermi in modo molteplice.
Da professionista del settore, che lavora ogni giorno per traghettare il sistema culturale italiano verso un futuro fatto di condivisione, innovazione, sostenibilità sociale ed economica, penso che il progetto Lilliput rappresenti una risposta spontanea ed efficace a bisogni ormai troppo a lungo lasciati insoddisfatti dai musei del nostro Paese.
Da cittadina, che riconosce nella tutela del benessere e nell’inclusione sociale uno degli indicatori più rilevanti di democraticità, la scelta di Lilliput di concentrarsi esclusivamente sulla fascia 0-10 anni segnala il riconoscimento dei diritti di cittadinanza culturale per tutte le generazioni.
Da frequentatrice di istituzioni museali, che mal digerisce l’atmosfera eccessivamente paludata e riverente che ancora oggi troppo spesso avvolge le sale e gli spazi espositivi dei musei, riconosco l’efficacia e l’importanza della scelta coraggiosa del progetto di “scuotere” rispettosamente le aspettative comuni, restituendo vitalità ed animando l’interazione tra osservatore e patrimonio culturale.
Infine, da genitore, che patisce con sofferenza la mancanza cronica di strumenti e di opportunità di un’esperienza culturale condivisa – nel luogo, il museo, che più amerebbe sperimentare con la propria famiglia – è pura gioia vedere nascere e crescere progetti che riconoscono una condizione di difficoltà e la trasformano, con spontaneo, genuino e professionale spirito di iniziativa, in un’occasione di sperimentazione e di innovazione al servizio di tutte e tutti.
Esplora, Ribalta, Trasforma non è solo una pubblicazione di piacevole e scorrevole lettura per chiunque sia interessato ad approfondire il progetto Lilliput, ma è anche un incrocio, un punto di passaggio da cui poter scoprire ed osservare esperienze, testimonianze, iniziative di alcune delle realtà più interessanti del panorama italiano impegnate nel guidare la carica dell’inclusione generazionale.
Nell’intervento curato dal Gruppo di Lavoro Famiglie ZeroSei, è possibile ritrovare un esempio interessante di co-progettazione tra diversi stakeholders territoriali, approfondendo il punto di vista degli operatori ed operatrici impegnati nel Progetto Famiglie ZeroSei.
Partendo da un processo di accompagnamento e di progressiva autonomizzazione dei partecipanti (senza incorrere in modelli di maternage da parte degli enti sostenitori – in questo caso Fondazione Compagnia di San Paolo), sono state esplorate forme di welfare culturale dedicate alla fascia under 6, che hanno coinvolto enti museali, enti impegnati nella valorizzazione culturale territoriale e Poli ZeroSei (presidi territoriali di comunità creati per e animati dalle famiglie) per arrivare alla creazione di pratiche sperimentali finalizzate a sostenere il protagonismo culturale dei nuclei familiari con bambini al di sotto dell’età scolare.
Attraverso il formato dell’intervista plurale, sette referenti dei Poli partecipanti raccontano l’esperienza del progetto, il cui primo risultato è stato il coinvolgimento di una selezione di famiglie in processi di empowerment e di attivazione di network informali all’interno delle comunità. A questa azione preliminare, in un’ottica di appropriazione del progetto da parte dei partecipanti, è seguita una seconda fase che, con un effetto virtuoso “a cerchi d’acqua” ha puntato a trasformare le famiglie già coinvolte in peer, rendendole soggetti attivi nel coinvolgimento di ulteriori nuovi partecipanti. Una finestra interessante su retroscena, risvolti, riflessioni nate da un progetto sperimentale pieno di potenzialità.
Cristina Gazzola, responsabile delle azioni di inclusione ed accessibilità della Fondazione Musei Civici di Venezia, racconta i molteplici fronti e prospettive sui quali un’istituzione strutturata ed articolata come MUVE (con le sue undici sedi distribuite nel fragile territorio urbano e lagunare veneziano), sta operando per rendere i propri servizi sempre più rispondenti alle esigenze ed alle aspettative di tutti gli stakeholders.
Partendo da un lavoro interno di formazione e sensibilizzazione alle tematiche dell’inclusività rivolto a tutto il personale, l’Ufficio Attività Educative della Fondazione si è impegnato a costruire percorsi ed esperienze improntate all’accessibilità, in grado di servire le esigenze di diversi pubblici: dai percorsi museali plurisensoriali allo sviluppo di strumenti cognitivi evoluti come le storie sociali, dalla predisposizione di un baby pit stop all’inaugurazione di uno spazio – Spazio ‘700 MUVE FOR ALL – dedicato alla suggestione ed all’interazione, dalla costruzione di percorsi guidati e laboratori incentrati su mediazione interattiva, narrazione animata e gioco, alla progettazione di strumenti interattivi come gli activity book da utilizzare durante la visita.
Come confermato da Gazzola, un processo così complesso come quello di “riconvertire” e traghettare un’istituzione museale verso un profilo accessibile ed inclusivo non può essere portato avanti senza il sostegno di una rete di partners insieme ai quali sviluppare, co- progettare e testare i progetti, così come senza strumenti adeguati di rilevazione del livello di gradimento e dell’effettivo soddisfacimento dei bisogni e delle aspettative di chi fruisce dei servizi museali offerti. Museologia partecipata, museografia in dialogo con il pubblico, partenariati sono i tre cardini del lavoro che Fondazione Musei Civici di Venezia sta portando avanti “a piccoli passi”, ma con grandi risultati.
Infine, Irene Balzani, responsabile attività educative del Dipartimento Educazione di Fondazione Palazzo Strozzi e coordinatrice del Gruppo di Lavoro Accessibilità di ICOM Italia, chiude il volume raccontando come un approccio olistico all’accessibilità possa fare la differenza nel trasformare la visita ad una mostra temporanea (Palazzo Strozzi è una sede espositiva senza collezione permanente, quindi il suo Dipartimento Educazione ha l’onere e l’onore di tracciare il percorso esperienziale sulla base delle scelte curatoriali, dei temi e delle tipologie di opere che, di volta in volta, animano le sale) in un momento di condivisione, di appropriazione, di socialità inter-generazionale.
Il tratteggio “in presa diretta” di istantanee di esperienze reali di utenti della mostra di Anish Kapoor permette di esplorare la natura circolare e ricorsiva, in continuo aggiornamento, di un approccio alla museografia e all’educazione museale che ascolta, studia, raccoglie, per potersi modificare, migliorare, adattare, fino a rinunciare ad immaginare utenti e visitatori come osservatori passivi di un sistema predefinito, per coinvolgerli in dialogo con gli artisti, come nel progetto A più voci. Il racconto di come uno sguardo curioso verso la propria comunità di utenti ed una disposizione aperta e sperimentale verso il proprio ruolo all’interno di un’organizzazione culturale può trasformare la progettazione educativa alla fruizione culturale in un caso di successo.
ABSTRACT
Esplora, Ribalta, Trasforma. A piccoli passi nei musei con Lilliput draws on the designing experience of the Lilliput network to explore new perspectives on accessibility, with contributions from professionals working in the sector. It represents a significant contribution to the reflection on how museums can – and should – be transformed into accessible and welcoming places for all: a useful read for anyone who believes that cultural education is a tool for democracy and inclusion that should be nourished from birth.
