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La responsabile della Formazione della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, Martina de Luca, ne parlerà il 22 giugno alle 16,30 nel corso dell’appuntamento dedicato alla ‘partecipazione che educa’ nell’ambito del ciclo di talk ‘Open Doors. Il museo partecipativo oggi’
Fondazione Scuola Beni Culturali, Al Via Programma Di Formazione Su Sicurezza Del Patrimonio Culturale

“C’è sempre più bisogno di competenze trasversali. I musei non possono lavorare in ‘silos’ e questo deve essere molto chiaro a chi forma e a chi recluta nuove professioni per il lavoro nei musei”. Secondo Martina de Luca, responsabile della Formazione della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, sono queste le sfide a cui le istituzioni culturali devono rispondere nella creazione di nuove opportunità e nuove domande formative per i professionisti della cultura. All’interno di quel percorso di costruzione di un sempre maggiore coinvolgimento dei pubblici di riferimento che può portare i musei a essere un alleato prezioso di tutte le altre istituzioni educative, come luogo capace di orchestrare in modo particolarmente potente ed efficace tutta la grammatica delle emozioni connesse all’apprendimento.

In un’intervista ad Agenzia CULT, de Luca anticipa qualche passaggio del suo intervento che terrà nel corso del terzo incontro del ciclo di talk “Open Doors. Il museo partecipativo oggi”, che organizzato da Brescia Musei mercoledì 22 giugno alle 16,30 all’Auditorium di Santa Giulia e che sarà trasmesso anche in streaming sulla piattaforma della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali su fad.fondazionescuolapatrimonio.it. L’incontro, dal titolo ‘La partecipazione che educa’, si concentrerà sul museo come agenzia educativa, in grado di aiutare i cittadini ad affrontare e navigare la crescente complessità del mondo.

L’idea che muove questo ciclo di convegni è creare un cantiere di progettazione aperto agli addetti ai lavori che sia interessante per tutta la comunità, individuando nuovi modelli museali che salvaguardino la fondamentale missione educativa dei musei e ne valorizzino gli aspetti di coinvolgimento e intrattenimento, riuscendo allo stesso tempo a diventare spazi effettivamente aperti ed inclusivi, al di là di ogni possibile barriera educativa o socio-economica.

La sessione di studi, moderata dal professor Pierluigi Sacco, curatore scientifico di Open Doors, introdotta da Francesca Bazoli, presidente di Fondazione Brescia Musei e da Stefano Karadjov, direttore di Fondazione Brescia Musei, ospiterà gli interventi di Martina de Luca (Le nuove professioni del museo: nuove opportunità e nuove domande formative), Arūnas Gelūnas, Direttore Lithuanian National Museum of Art (Educazione e possibili futuri museali: l’esperienza lituana), Zuzanna Schnepf-Kołacz, Curatrice Dipartimento Educazione, POLIN Muzeum Historii Żydów Polskich (Imparare dalla storia per comprendere il presente: l’esperienza del POLIN Museum), Paola Zanini e Anna Pironti, Castello di Rivoli, Responsabili Dipartimento Educazione (Educare non è insegnare ma imparare assieme: l’esperienza del Castello di Rivoli).

Secondo de Luca, negli ultimi anni “la ‘partecipazione’ è diventata una vera e propria parola d’ordine che regge le istituzioni culturali. Ma un patrimonio culturale non esiste se non è riconosciuto come tale e quindi deve essere vissuto e partecipato da chi lo fruisce che non è più solo un destinatario ma un creatore stesso del patrimonio. I musei devono lavorare quindi in questa direzione e i primi che nelle istituzioni culturali hanno cercato di rispondere a questa sfida sono stati proprio coloro che lavorano nei servizi educativi”.

Ecco perché de Luca cercherà di descrivere “in che direzione va la formazione per i professionisti del museo e come l’educazione – che di per sé è un tema che presuppone interdisciplinarietà, interazione e interdipendenza tra vari campi – trova ragione d’essere nell’idea nuova che c’è di formazione dei professionisti del patrimonio culturale: parliamo sempre più di funzioni e ruoli e non di professioni semplici. Un singolo professionista può rispondere a diverse funzioni in ragione delle attività che compie. Ai professionisti di oggi viene chiesto di assumersi delle responsabilità che non si limitano alla mera applicazione delle conoscenze tecnico scientifiche”.

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