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Brescia Musei, con Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali e Nemo, organizza un ciclo di otto incontri curati da Pierluigi Sacco su altrettanti temi attuali e strategici per le istituzioni museali italiane ed europee del futuro

In questo momento post pandemico è essenziale ragionare sul museo del futuro soprattutto alla luce del sistema giuridico-valoriale definito dalla Convenzione di Faro, recentemente ratificata anche dall’Italia, che fonda i suoi principi sull’eredità culturale rappresentata dal patrimonio che le comunità di riferimento sono chiamate a custodire e condividere. Ed è proprio la curiosità di conoscere cosa sta succedendo in Italia e in Europa su questa frontiera che ha spinto la Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con la Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali e con NEMO – Network of European Museum Organisations, a dare vita al ciclo di talk “Open doors”, otto appuntamenti curati da Pierluigi Sacco per confrontarsi su altrettanti campi di possibili azioni del museo del futuro. Agli incontri sarà possibile partecipare sia in presenza (Auditorium di Santa Giulia a Brescia) sia in streaming attraverso la piattaforma fad.fondazionescuolapatrimonio.it.

Dalla coesione sociale all’empowerment, dalla missione educativa alla diversità culturale, dal welfare culturale alla creatività, dalla cocreazione alle possibili soluzioni ai problemi della nostra quotidianità: sono tutti temi che in un modo o nell’altro interrogano tutti gli operatori culturali e che, alla luce di questo tempo e della Convenzione di Faro possono offrire utilissime indicazioni alle istituzioni museali del nostro continente.

FRANCESCA BAZOLI

Sostiene con convinzione ed entusiasmo questo approccio la presidente di Brescia Musei, Francesca Bazoli, che ad Agenzia CULT spiega come il concetto di museo partecipativo sia “particolarmente interessante in questo periodo post pandemico e in relazione ai temi che la Convenzione di Faro ha sollevato da anni a cominciare dall’eredità culturale, un insieme di risorse che vengono dal passato a cui la comunità di riferimento dà valore e che condivide”.

C’è infatti un legame forte “tra la responsabilità di rendere sempre più consapevoli tutti gli operatori culturali dell’importanza di attuare la Convenzione di Faro con le prospettive enormi che questa apre e l’esperienza post pandemica della relazione con la comunità, non in chiave localistica, ma in chiave universale, come apertura alla dimensione italiana ed europea per capire come servire al meglio la propria comunità di riferimento”.

COME NASCE IL PROGETTO

L’idea di questo ciclo nasce quindi dall’esigenza di mettere a sistema, di dare una chiave di lettura unitaria a una serie di esperienze in Italia e all’estero verso una nuova frontiera dell’attività museale che non è più solo conservazione e fruizione. “Ci stiamo rendendo conto che è interessante esplorare il museo come piazza aperta di costruzione della cittadinanza”.

Il museo inteso, quindi, come i luoghi classici di creazione del benessere della società come la scuola o l’ospedale, “può diventare una di queste grandi piazze in cui si crea benessere, partecipazione e cittadinanza attiva. Ci sono tante esperienze e questo ciclo di incontri è il tentativo di metterle a sistema, fare una riflessione sistematica e coordinata che ci aiuti a produrre anche elementi di misurazione dell’efficacia di questa azione del museo per poter offrire strumenti utili a tutti”.

VINCENZO TRIONE

Per il presidente della Fondazione Scuola dei Beni e delle attività culturali, Vincenzo Trione, quella che stiamo vivendo è “una fase storica decisiva per il ripensamento dell’identità stessa dei musei. Lo scenario pandemico e post pandemico – dice ad Agenzia CULT – costringe le grandi istituzioni museali internazionali a ripensarsi in maniera radicale, seguendo tre grandi traiettorie: riprogettare le modalità attraverso cui i patrimoni dei musei vengono esposti e fruiti, potenziare le strategie digitali che consentono forme più democratiche e diffuse di fruizione, ascoltare e costruire un museo partecipato, non un luogo che parte dall’alto, ma un’agorà”.

Da questo punto di vista, sottolinea Trione, la Fondazione “è molto felice di essere coinvolta in questo progetto. Innanzitutto perché i partner nazionali e internazionali sono di notevole rilievo, ma anche perché si tratta quasi di un’occasione di autocoscienza da parte dei musei stessi e, infine, perché è apprezzabile la scelta della modalità dei talk che consente di mettere a confronto giudizi e opinioni differenti, avviando una riflessione che collega prospettive spesso non contigue”.

Il tema dell’attenzione alla partecipazione alle comunità, inoltre, è centrale per la filosofia della Scuola come già sottolineato dallo stesso Trione in occasione del G20 della Cultura a Roma del luglio scorso. Si tratta di un modo per riaffermare la centralità del tema della community che la Fondazione sta provando a potenziare a partire dal marzo 2020.

In quell’occasione, intervenendo al focus “Young and Education”, Trione sottolineava come una parola che racconta bene la missione della Fondazione sia “‘rete’. La Scuola prova a fare dell’idea di rete la sua categoria chiave. Rete innanzitutto tra saperi diversi, l’idea di superare un approccio verticale con un approccio orizzontale, il bisogno di creare delle connessioni tra saperi che fino a qualche tempo si pensavano lontani. Ma anche la rete tra pubblico e privato. Come la rete tra aree geografiche e culturali. E come ancora rete tra ricerca pura e ricerca applicata”.

JULIA PAGEL

Per Julia Pagel, Segretario Generale di NEMO – Network of European Museum Organisations, “relazione, collaborazione e dialogo con le comunità e il pubblico sono fondamentali affinché sia costante la rilevanza dei musei nei confronti della società. Approfondire il rapporto con la comunità significa accrescere la sostenibilità del museo nel futuro. Con NEMO vogliamo far sì che tutto il settore museale in Europa sia attivamente partecipe e guida del passaggio verso un settore museale sempre più aperto e partecipato”.

OPEN DOORS

Da maggio a novembre, otto incontri con i più importanti esperti nella gestione e nella valorizzazione dei patrimoni culturali e delle culture contemporanee italiani e internazionali che ruoteranno sul tema del museo partecipativo, ovvero sulle prospettive dei musei del futuro.

L’iniziativa, curata da Pierluigi Sacco, è promossa e organizzata dalla Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con la Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali e con NEMO – Network of European Museum Organisations col patrocinio del Ministero della Cultura; ICOM Italia – International Council of Museums; Federculture; Associazione Mecenate 90; Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello (SA); ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani; AICI – Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane; Associazione Abbonamento Musei Lombardia; Accademia Tedesca di Roma Villa Massimo.

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