Si è appena aperta alla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia la mostra “Matthias Stom. Un caravaggesco nelle collezioni lombarde” – curata da Gianni Papi, tra i massimi esperti internazionali della pittura caravaggesca – che presenta per la prima volta in Italia un profilo di questo enigmatico seguace di Caravaggio, riunendo tutte le opere del pittore fiammingo conservate in territorio lombardo. L’allestimento include due dipinti finora sconosciuti al pubblico, provenienti da una raccolta privata e concessi in comodato alla Pinacoteca bresciana. Per approfondire la figura di questo pittore girovago di altissima qualità e caratterizzato da una produzione estremamente prolifica, Fondazione Brescia Musei ha realizzato una preziosa monografica, la prima mai proposta in Italia e la seconda mai realizzata a livello mondiale, in programma fino al 15 febbraio 2026 presso la Pinacoteca Tosio Martinengo.
Ma la mostra non è solo una mostra, di alto livello scientifico e di ricerca, nel solco dell’approccio di Brescia Musei. L’esposizione porta con sé una particolarità ‘strategica’ che viaggia di pari passo con quella scientifica. Essa, infatti, “è il completamento di un percorso di risemantizzazione delle collezioni della Pinacoteca e in qualche modo anche dell’intero impianto della Fondazione”, spiega ad AgenziaCULT Stefano Karadjov, direttore di Brescia Musei. Si tratta di “un esempio di impiego coraggioso di un programma espositivo di taglio scientifico, al servizio del posizionamento di un patrimonio museale orientato alla valorizzazione della pittura bresciana e delle collezioni lombarde all’interno dell’agone pittorico nazionale e internazionale”.
La Fondazione viene infatti da un percorso quinquennale, il cui esordio può essere collocato sul finire del 2021 con l’esposizione della bellissima Scena da taverna di Velázquez proveniente dall’Ermitage di San Pietroburgo per arrivare alle due grandi mostre istituzionali monografiche su Giacomo Ceruti e Moretto (‘Miseria e Nobiltà’ e ‘Il Cinquecento Bresciano’). “Per noi – prosegue il direttore – hanno significato l’affondo su quello che Roberto Longhi, nella sua lettura della pittura naturalistica e di realtà, riconosce essere da un lato con Moretto il caposaldo della tradizione lombarda e con Ceruti l’esito più compiuto della pittura moderna prima che questa si trasformi incontrando una nuova onda della modernità vera e propria sul finire del Settecento”.
Proseguendo nel suo ragionamento, Karadjov spiega come questi due grandi maestri, a cui indirettamente questa mostra rimanda, con le loro scuole bresciane, sono accomunati – attraverso questa lettura longhiana – da un convitato di pietra che è Caravaggio, che rappresenta l’esito più popolare e internazionale di questa pittura tipicamente lombarda di cui la Pinacoteca Tosio Martinengo è piena rappresentazione”.
Questo ‘ponte’ si è concretizzato grazie all’arrivo in comodato presso la sede museale bresciana di due dipinti finora inediti di Matthias Stom – la ‘Negazione di san Pietro’ ed ‘Esaù che vende la primogenitura a Giacobbe’ – provenienti da una collezione privata bresciana. Un deposito che, per inciso, testimonia il crescente riconoscimento dell’attività della Fondazione nella valorizzazione del patrimonio comunale e il costante impegno dell’Istituzione bresciana rispetto alla propria mission statutaria.
La mostra su Stom, quindi, “parla, attraverso i lavori di un fiammingo che arriva in Italia a ispirarsi a Caravaggio, della potenza della pittura lombarda che con Caravaggio ha portato nel mondo gli istinti e gli stimoli sperimentati nella pittura dei pittori del Rinascimento bresciano”, sottolinea Karadjov. E’ infatti con la narrazione dei propri ‘campioni’ che “il museo riesce attraverso mostre di tipo scientifico a contribuire alla comprensione di un fenomeno artistico di cui è sostanzialmente l’espressione più forte: noi siamo la Pinacoteca di Moretto, la Pinacoteca di Ceruti – ribadisce Karadjov -. Il percorso di rivalutazione di questa pittura, ancora non abbastanza nota al grande pubblico, consente ai nostri musei di rinnovarsi e di aggiornare un rapporto con il visitatore che ha sempre più bisogno di queste due dimensioni: quella scientifica ma anche quella di una narrazione e di un museo che passa per un’idea di prodotto culturale”.
