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Il FAI – Fondo Ambiente Italiano segue “con estrema attenzione la vicenda dello Stadio Artemio Franchi di Firenze, capolavoro di Pier Luigi Nervi (1932) e modello riconosciuto ed emulato nel mondo”. L’articolo 55 bis, inserito come emendamento nel cosiddetto Decreto Semplificazioni appena varato dal Parlamento, in nome di una virtuosa attenzione al consumo di nuovo suolo si propone, invece di favorire la costruzione di nuovi stadi, di recuperare a moderna funzionalità gli impianti sportivi storici, perché siano anche economicamente sostenibili. 

“Si apre così una indispensabile negoziazione tra i vincoli di tutela monumentale di un edificio storico e gli interventi di adeguamento, necessari e indifferibili, da apportare allo stesso impianto perché sia funzionale e sostenibile – rileva il FAI -. Stridono alle orecchie e al cuore, però, alcune interviste di questi giorni che ipotizzano, anzi auspicano, la demolizione dell’impianto che, si dice, comunque ‘non è il Ponte Vecchio’. Come se la tutela della storia, dell’architettura e dell’arte italiana dovessero limitarsi alle opere create solo fino a un certo periodo.

“Dispiace anche leggere che, stando a un recente sondaggio tra i lettori de La Nazione di Firenze, ben il 67% sarebbe favorevole all’abbattimento. Questo stride con l’esperienza del FAI della primavera 2019 quando, in occasione delle Giornate FAI, ben 2.000 persone in una sola domenica accorsero a visitare lo Stadio aperto al pubblico. Settanta ragazzi fiorentini ne raccontarono lo straordinario valore architettonico e culturale. Come potremmo spiegare a questi giovani che con entusiasmo illustrarono al pubblico il monumento, che l’oggetto del loro studio, dopo solo un anno, è stato ritenuto degno di essere abbattuto?”. (segue)

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