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L’8 giugno alle 16,30 il primo appuntamento su ‘La partecipazione che unisce’ del ciclo di talk organizzato dalla Fondazione Brescia Musei in collaborazione con la Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali e con NEMO

“Il segreto è uscire dalle sale, uscire dai teatri, dalle biblioteche, dagli istituti culturali e andarsi a prendere la gente a casa, specialmente quelle persone che vivono nei pressi delle istituzioni”. E’ una provocazione – forse nella forma, ma non nella sostanza – quella che Antonio Lampis, direttore del Dipartimento Cultura italiana, ambiente ed energia, della Provincia Autonoma di Bolzano, lancia in una conversazione con Agenzia CULT presentando la prima giornata di interventi del ciclo di talk “Open Doors. Il museo partecipativo oggi”, dal titolo ‘La partecipazione che unisce’, che l’8 giugno alle 16,30 si concentrerà sulle modalità che portano il museo a diventare un centro di coesione sociale e un luogo sicuro e accogliente per tutti coloro che soffrono la discriminazione e la marginalizzazione. L’evento potrà essere seguito in presenza, all’Auditorium di Santa Giulia di Brescia, prenotandosi via mail a cup@bresciamusei.com, sia in streaming, previa registrazione, sulla piattaforma di formazione a distanza della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali fad.fondazionescuolapatrimonio.it. La partecipazione è libera e gratuita. Tutti i talk saranno tradotti in simultanea in italiano, inglese e in LIS (Lingua dei Segni Italiana).

OPEN DOORS

L’iniziativa – curata scientificamente da Pierluigi Sacco, ordinario dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, già Visiting Professor alla Harvard University – è organizzata dalla Fondazione Brescia Musei in collaborazione con la Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali e con NEMO – The Network of European Museum Organisations. Ha ricevuto il patrocinio del Ministero della Cultura; ICOM Italia – International Council of Museums; Federculture; Associazione Mecenate 90; Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello (SA); ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani; AICI – Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane; Associazione Abbonamento Musei; Accademia Tedesca di Roma Villa Massimo.

La sessione di studi dell’8 giugno, moderata dal professor Pierluigi Sacco, curatore scientifico di Open Doors, introdotta da Francesca Bazoli, presidente di Fondazione Brescia Musei e da Stefano Karadjov, direttore di Fondazione Brescia Musei, ospiterà gli interventi di Ines Camara, direttrice di Mapa das ideias di Lisbona (Il museo come risorsa per la comunità: Mapa das Ideias), di Emmanuele Curti, board member de Lo stato dei luoghi (Innovazione sociale a base culturale: l’esperienza italiana), di Pascal Keiser, direttore de La Manufacture, Avignon (Inclusività digitale e coesione sociale: La Manufacture case study), di Antonio Lampis, direttore del Dipartimento Cultura italiana, ambiente ed energia, Provincia Autonoma di Bolzano (Abbattere le barriere della partecipazione culturale: il caso della Provincia Autonoma di Bolzano).

PROSSIMITA’ CULTURALE

Per Lampis serve “sviluppare la partecipazione non solo attraverso l’incremento delle visite ma anche con una partecipazione diretta e attiva del pubblico alle attività delle istituzioni culturali”. Questo doppio aspetto della partecipazione poi, spiega ancora Lampis, si lega al tema della prossimità di cui parla anche il Pnrr. “Il Piano si sofferma sulla prossimità culturale, andare proprio a presentare le tradizionali attività culturali praticamente sotto casa delle persone. Il Teatro Stabile di Bolzano, il secondo teatro più antico d’Italia, quest’anno fa la metà dei suoi spettacoli in un programma che si chiama ‘Fuori’, nei cortili dei condomini e nelle piazze dei piccoli paesi, addirittura le case. Per menzionare alcuni numeri del grande successo riscontrato, solo nelle piazze dei paesi e dei quartieri periferici ci sono state nel 2020 103 repliche per 11.000 spettatori e 160 spettacoli”. In tanti anni di comunicazione molto energica sulla cultura diffusa “abbiamo cercato di portare le attività culturali davanti al percorso quotidiano delle persone, letteralmente in casa, bussando alle porte e portando avanti tutta una serie di attività che hanno veramente raddoppiato la fascia sociale dei consumi culturali”.

EDUCAZIONE PERMANENTE

Nel suo intervento “Abbattere le barriere della partecipazione culturale: il caso della Provincia Autonoma di Bolzano”, Antonio Lampis – che fra il 2017 e il 2020 ha diretto i musei statali italiani – sottolineerà come “bisogna sapere coinvolgere le persone (anche gli anziani e quei gruppi sociali oggi ai margini della partecipazione culturale) in questo desiderio ancora inespresso di imparare attraverso forme non strutturate di apprendimento, che vanno sotto il nome di educazione permanente. Questo è importantissimo”. Lampis, che collabora con lo stesso Sacco fin dal 1997, richiamerà, tra gli altri, anche “le esperienze fatte attraverso i sistemi di edilizia agevolata e sociale che possono essere un partner eccezionale delle istituzioni culturali”.

LA STRATEGIA PER LA PARTECIPAZIONE

Statisticamente quelli che non partecipano alla cultura sono i maschi, i disoccupati, chi viene da famiglie con basso reddito e chi vive in comuni piccoli con meno di mille abitanti. “E’ per questo che la strategia per incrementare la partecipazione culturale va indirizzata, se vogliamo essere inclusivi e democratici, a queste fasce di pubblico”, conclude Lampis.

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