I marchi storici sono patrimonio della tradizione industriale italiana e occorre fornire loro quella tutela e valorizzazione che attualmente risultano assenti nella legislazione italiana. Lo stabilisce la bozza del Decreto Crescita che dovrebbe approdare a breve in Consiglio dei Ministri e che AgCult ha potuto visionare. Per tutelare e valorizzare i marchi storici il governo istituisce un registro specifico, mette a disposizioni un fondo di 100 milioni di euro e una sezione speciale all’interno del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese – finanziata con ulteriori 100 mln – per la prestazione di garanzie a condizioni di mercato.
La misura riguarda “i marchi d’impresa registrati da almeno cinquanta anni o per i quali sia possibile dimostrare l’uso continuativo da almeno cinquanta anni che hanno assunto con l’uso nel mercato un particolare interesse storico nazionale”.
LA MISURA PREVISTA DAL DL CRESCITA
In questi anni, in varie occasioni, i marchi storici italiani sono diventati facile preda di soggetti esteri, che, una volta ottenuta la proprietà dei marchi, hanno diluito, se non annullato, l’italianità dei prodotti contraddisti da quei brand, chiudendo gli stabilimenti produttivi in Italia e spostando la produzione all’estero. Tale fenomeno, nel tempo, impatta sulla ricchezza del Paese con rilevanti conseguenze sul piano occupazionale. Valorizzando, su ispirazione tratta dalla disciplina prevista per i beni culturali, la storicità dei marchi detenuti da aziende italiane, l’intervento mira anche a disincentivare iniziative che prevedano la chiusura dei relativi stabilimenti produttivi con eventuale delocalizzazione all’estero, salvaguardando posti di lavoro.
E’ inoltre prevista una procedura, quale deterrente per chi abbia acquisito marchi aziendali con le stesse caratteristiche ed intenda cessare o delocalizzare l’attività della quale il marchio è espressione. Tale procedura prevede l’obbligo per l’impresa che annuncia la cessazione o delocalizzazione, di effettuare una comunicazione in tal senso al Ministero dello sviluppo economico, nonché di cercare un acquirente dello stabilimento. In caso di non esito favorevole della procedura o decadenza del marchio storico, il marchio è amministrato dallo Stato per essere assegnato al titolare delle attività sostitutive finalizzate alla salvaguardia dei livelli occupazionali e alla prosecuzione dell’attività produttiva sul territorio nazionale.
LE PROPOSTE IN PARLAMENTO
Sullo stesso tema sono state depositate due proposte di legge alla Camera (calendarizzate per l’Aula di Montecitorio nel mese di giugno). Una in particolare, quella di Riccardo Molinari della Lega, prende spunto dal caso Pernigotti di Novi Ligure per tutelare i marchi legati al territorio. L'obiettivo della proposta di legge è, quindi, quello di preservare le realtà produttive che hanno fatto la storia e la fortuna dell'Italia, rendendola famosa nel mondo, e gli indotti di cui i territori grazie ad esse beneficiano.
L’altra proposta, di Federico Fornaro di Liberi e Uguali, ha l’obiettivo di accrescere il valore dei marchi nazionali, esaltando la storia e la cultura del nostro Paese, anche per un rilancio produttivo e commerciale degli stessi. Tali valori hanno portato la produzione artigianale e industriale italiana ad eccellere nella competizione commerciale internazionale. Così come il prodotto italiano presenta notevoli qualità di realizzazione, cura dei dettagli, fantasia del disegno e delle forme, così anche il marchio dovrebbe parimenti veicolare tali eccellenze
