Alleanza per la Cultura riparte con il rinnovo per il triennio 2026-2028 e amplia ulteriormente la rete delle imprese che sostengono Fondazione Brescia Musei. Nato nel 2020 e giunto al settimo anno di attività, dopo il primo rinnovo del 2023 il progetto entra in una nuova fase e rafforza un modello di partenariato pubblico-privato oggi considerato tra le esperienze più significative a livello nazionale. Il rinnovo del progetto è stato presentato a Brescia nel Viridarium – Parco delle Sculture del Museo di Santa Giulia. Per il triennio 2026-2028 si conferma l’impianto dell’iniziativa, fondato su due pilastri: il Board dei Partner Istituzionali, composto da enti, fondazioni, istituzioni formative e di ricerca e associazioni rappresentative impegnate nello sviluppo economico e infrastrutturale del territorio, che quest’anno si amplia con l’ingresso del Consorzio Franciacorta, e il Club dei Donors della Fondazione Brescia Musei. Quest’ultimo riunisce complessivamente 43 imprese: 39 hanno confermato il proprio sostegno al progetto, mentre quattro sono i nuovi ingressi corporate. Entrano nell’Alleanza per la Cultura come main donor Italmark e Invisiblefarm, mentre Pellegrino Consulting Services e Remed S.r.l. aderiscono nel ruolo di donor.
“È una grande soddisfazione, un consolidamento di un’iniziativa che rende plastico come la città sia coinvolta in questa azione culturale che la Fondazione sta portando avanti”, commenta ad AgenziaCULT la presidente di Fondazione Brescia Musei, Francesca Bazoli. “Il fatto che questa alleanza sia in crescita, perché siamo passati a 43 donors dalle 39 realtà presenti, testimonia da un lato il successo del modello, che è un modello molto originale in Italia di partecipazione pubblico-privata al sostegno dell’azione di un museo”. Il progetto si fonda su un modello di governance nel quale il Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei garantiscono le attività ordinarie e il funzionamento dei musei, mentre i partner di Alleanza per la Cultura finanziano gli interventi straordinari, le grandi iniziative culturali, i progetti di valorizzazione e la trasformazione dei siti museali. Le imprese aderenti non si limitano al sostegno economico, ma partecipano attivamente alla vita dei musei, prendono parte agli eventi, utilizzano gli spazi museali per iniziative aziendali e contribuiscono, insieme alla Fondazione, alla progettazione di nuove esperienze culturali. Fondazione Brescia Musei promuove inoltre durante tutto l’anno occasioni di incontro e networking tra gli imprenditori aderenti, trasformando il sostegno alla cultura in una comunità stabile che condivide obiettivi e prospettive.
“Le imprese hanno accesso privilegiato a tutte le iniziative dei musei, ma anche all’utilizzo degli spazi museali, e diventano esse stesse ambasciatrici del patrimonio museale della nostra città, sul territorio e anche in giro per il mondo”, sottolinea Bazoli. “Abbiamo tante imprese che sono multinazionali di piccole dimensioni e quindi si crea un reciproco scambio osmotico veramente molto interessante. Il fatto che questa comunità si accresca costantemente non solo ci dice che il modello funziona, ma anche che è utile far crescere la consapevolezza che la vicinanza delle imprese al patrimonio e alle istituzioni museali è in funzione della crescita del territorio, non è dedicata soltanto alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio artistico, ma a far sì che questo patrimonio contribuisca alla crescita complessiva del territorio, in senso economico e anche civile”. Secondo la presidente, il modello rappresenta una concreta applicazione dei principi della Convenzione di Faro. “È un modello innovativo perché traduce in modo letterale i principi della Convenzione di Faro. Angelo Crespi, direttore generale della Pinacoteca di Brera, continua a citarlo come il modello più interessante che abbia visto. Io penso al lavoro che facciamo nella Fondazione come totalmente sinergico e funzionale a far crescere la città e la comunità. I musei devono essere al servizio della comunità cittadina: questa è la loro prima vocazione e la mia principale motivazione”.
Bazoli evidenzia inoltre che il contributo delle aziende sostiene l’intera programmazione straordinaria dei musei. “La cosa più interessante è che i proventi dell’Alleanza per la Cultura sono destinati a sostenere tutte le attività temporanee: mostre, convegni e iniziative che rendono i musei vivi e partecipati, mentre le spese ordinarie sono coperte dal contributo del Comune. Tutto ciò che rende i musei attivi nella vita della comunità è sostenuto dalla comunità stessa”. Accanto alle attività espositive, il sostegno delle imprese riguarda anche i progetti educativi e di welfare culturale. “Siamo molto impegnati nelle attività dedicate alle persone con disabilità, nei campus per i ragazzi durante i periodi extrascolastici, nelle iniziative che li fanno crescere dentro i musei senza telefonini, ma anche nei progetti realizzati con i detenuti. Sempre più imprese sono interessate a sostenere in modo specifico questa tipologia di attività”. Per Bazoli, Alleanza per la Cultura rappresenta anche uno strumento attraverso il quale le imprese possono declinare concretamente la responsabilità sociale d’impresa. “Credo che sia un modo straordinario per adempiere questa idea della responsabilità sociale in senso molto ampio, perché copre l’ambito culturale e quello sociale. È una modalità molto diretta per svolgere questa missione e anche per rendicontarla nei bilanci sociali”.
