La Fondazione Brescia Musei con il Comune, in partnership con Skira, riporta a Brescia dal 18 ottobre 2024 al 16 febbraio 2025 il Grande Rinascimento. A distanza di quattro decenni dall’ultimo grande ciclo di mostre scientifiche che hanno approfondito – in quel caso in modo monografico – i grandi maestri della pittura di realtà Moretto, Romanino e Savoldo, Brescia Musei riallestisce un’operazione con straordinari prestiti internazionali – sei prestatori americani oltre a svariati europei – per ricostruire al Museo di Santa Giulia un clima straordinario. Si tratta, spiega ad AgenziaCULT Stefano Karadjov, direttore della Fondazione Brescia Musei, di “una mostra che si concentra sui 40 anni che vanno dal 1512 al 1552 e che con una sessantina di capolavori vuole proporre davvero uno sguardo nuovo, contemporaneo su un’epoca di grandissime trasformazioni che abbiamo deciso di far coincidere nella nostra narrazione con l’anno di nascita e di morte del nobile Fortunato Martinengo”.
LA MOSTRA
“Il Rinascimento a Brescia. Moretto, Romanino, Savoldo. 1512-1552”, a cura di Roberta D’Adda, Filippo Piazza e Enrico Valseriati, attraverso oltre 60 dipinti, oggetti, libri, armature, strumenti musicali, con prestiti nazionali e internazionali, prova a restituire al pubblico lo spirito di un’epoca. Il Cinquecento a Brescia è eccentrico, tormentato da tensioni religiose e dalla guerra così come è attento alla ricerca dell’armonia, tra il lusso delle famiglie nobiliari di una città ricca, colta e potente e l’operosità di molti. Moretto (1496 circa – 1554), Romanino (1484/1487 – 1560) e Savoldo (1480/85 – post 1548) sono al centro di questo progetto che racconta un periodo di fermento culturale – tra filosofia, poesia, musica – in cui la pittura raggiunse risultati sorprendenti, base per maestri futuri come Moroni e Caravaggio. Il volto della mostra ma anche il termine cronologico, è Fortunato Martinengo, nobile bresciano nato nel 1512, anno del tragico Sacco della città di Brescia, e morto nel 1552: il suo ritratto dipinto da Moretto – in mostra grazie allo straordinario prestito dalla National Gallery di Londra – è uno dei più affascinanti del Cinquecento.
La mostra ospitata presso il Museo di Santa Giulia, accompagnata da una serie di itinerari in città, si propone come occasione per immergersi in un periodo storico comprendendone gli aspetti artistici e umani. Un percorso tra arte, storia, filosofia e religione che svela un Rinascimento che ha saputo celebrare le donne, che ha identificato nella natura uno spazio di armonia e una fonte di possibile sviluppo, che non è rimasto indifferente ai primi fermenti di riforma religiosa e che è stato segnato da una immane tragedia ma ha saputo superarla. È il racconto di una città che indaga la sua storia e la sua identità attraverso i capolavori della sua più grande stagione pittorica.
FORTUNATO MARTINENGO
Martinengo, ricorda ancora Karadjov, “è uno dei nobili che hanno alimentato questa straordinaria corsa della città e che è nato nell’anno del Sacco ed è morto appunto nel 1552: in questi 40 anni la città cambia. A lui è dedicata la mostra proprio perché da pochi anni proprio la figura di Fortunato Martinengo è stata riconosciuta nel ritratto di Gentiluomo dipinto da Moretto e conservato alla National Gallery. Lui è l’immagine guida, lui è l’ultima opera della mostra. Le precedenti raccontano una stagione incredibile che dopo aver toccato il basso presenta un quadro di rinascita estremamente interessante e contemporaneo e anche estremamente attuale rispetto alle condizioni così frastagliate della geopolitica del presente”.
LA BRESCIA DEL 1500
Il 1512, anno del Sacco di Brescia, è il momento più drammatico in cui dopo la caduta di Venezia e l’ingresso dei francesi in città, la città viene saccheggiata. “Brescia nel 1512 aveva più abitanti della Roma di allora, era una delle 20 città più popolose d’Europa. In una settimana – il Carnevale di Sangue – Guasconi e Lanzichenecchi commettono 8.500 omicidi: è il momento più basso della storia della città nel Cinquecento. Incredibilmente – come sempre succede quando si tocca il fondo – si riparte. La città in 40 anni, grazie all’impulso straordinario di artisti come Moretto e Romanino e in misura minore Savoldo, si ricostruisce e ricostruisce le fondamenta della sua modernità: le Orsoline nascono a Brescia, con la sua fondatrice Sant’Angela Merici; si diffonde il grande pensiero dell’economia applicata alla gestione dell’agricoltura in una chiave anche filosofica Agostino Gallo; grandi pensatori scientifici come Silvan Cattaneo, insieme naturalmente a una riscoperta umanistica del rapporto tra natura, musica, letteratura”.
I PRESTITI INTERNAZIONALI
L’esposizione è resa straordinaria grazie alla presenza di prestiti provenienti da alcune tra le più importanti istituzioni internazionali come: MET di New York, National Gallery di Washington, Getty Museum di Los Angeles, oltre a New Orleans, Allentown, National Gallery di Londra, Kunsthistorisches di Vienna e Szépművészeti di Budapest.
