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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Un raddoppio di risorse tra nuove opportunità strategiche e il rischio di marginalizzazione politica. La proposta di bilancio UE 2028-2034 raddoppia i fondi destinati a cultura e media, introducendo il nuovo programma AgoraEU, che mette insieme gli attuali programmi Europa Creativa e CERV (“Cittadini, uguaglianza, diritti e valori”). Se da un lato l’aumento a 5 miliardi rappresenta un segnale positivo, dall’altro l’inclusione nel più ampio AgoraEU solleva interrogativi sul reale peso politico della cultura nel nuovo piano di bilancio, aprendo allo stesso tempo anche a nuove opportunità di posizionamento strategico in un contesto geopolitico complesso. La sfida ora è tradurre le ambizioni in risorse realmente accessibili e sostenibili
© Foto di Laurédane Collin su Unsplash

Cultura e ricerca sono i “vincitori” della proposta di bilancio dell’Unione Europea per il prossimo settennato 2028-2034. Così titolava POLITICO all’indomani della diffusione del piano proposto dalla Commissione europea.

È davvero così? Le analisi che si sono susseguite immediatamente dopo l’annuncio, e che qui sintetizziamo per l’ambito cultura, riportano un quadro un po’ più complesso.

UN BUDGET RADDOPPIATO PER LA CULTURA NELLA PROPOSTA DI BILANCIO UE 2028-2034

Da un punto di vista quantitativo, e contrariamente a qualsiasi aspettativa, la cultura vince, sì. L’ambiziosa proposta della Commissione – attentamente analizzata da Culture Action Europe – mette infatti sul tavolo €5 miliardi (a fronte dei € 2,44 miliardi del programma 2021-2027), così suddivisi: €1,8 miliardi per l’asse Cultura e €3,2 miliardi per l’asse Media+.

Da un punto di vista strategico, e coerentemente con la radicale riforma di bilancio introdotta dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen votata alla semplificazione, però, la proposta prevede la creazione di un nuovo programma – AgoraEU – che accorperebbe sia Europa Creativa che il programma CERV (“Cittadini, uguaglianza, diritti e valori”), introdotto per la prima volta nel 2021. A sua volta, AgoraEU sarebbe uno degli assi del capitolo di bilancio “Fondo Europeo di Competitività”, insieme al programma Horizon Europe (€175 miliardi) ed Erasmus+ (€40.8 miliardi).

La seguente tabella mette sinteticamente a confronto la proposta di bilancio per la cultura, tendendo conto della nuova configurazione:

Fonte: Ripreso, adattato e tradotto da Culture Action Europe.

LA REAZIONE DEL SETTORE

Le reti europee di advocacy hanno presto studiato e commentato la proposta, che ha suscitato reazioni diverse, che vanno dall’adesione entusiasta all’accoglienza prudente. Non solo le risorse proposte rappresenterebbero soltanto il minimo necessario per il pieno sviluppo di un settore già messo a dura prova dalla pandemia e dalla recente corsa al riarmo, da cui l’allocazione di risorse pubbliche verso nuove priorità, ma la nuova proposta necessita di essere adeguatamente sostenuta e possibilmente incrementata da Parlamento e Consiglio.

Il fatto poi che la cultura entri a far parte di un calderone più grande rischia (forse) di sminuirne valore e visibilità, trasformandola in veicolo di competitività e di cittadinanza. Tuttavia, se ben giustificata, la riorganizzazione proposta potrebbe invece rafforzarne il ruolo strategico rispetto alle grandi sfide economiche e, soprattutto, geopolitiche che l’Europa deve affrontare.

LE NUOVE RISORSE NON ANDRANNO A COMPENSARE I DRASTICI TAGLI NAZIONALI, MA POSSONO GETTARE LE BASI PER UN’EUROPA PIÙ COESA

I finanziamenti europei non potranno certo compensare i tagli nazionali registrati in questi mesi, anche se sarebbe opportuno distinguere meglio l’entità dell’impatto per i diversi attori della filiera. Da un punto di vista quantitativo, le risorse semplicemente non bastano. Da un punto di vista qualitativo, invece, il ruolo dei fondi europei è diverso – e giustamente – da quello dei fondi nazionali. In quanto materia di competenza nazionale, le politiche culturali restano saldamente nelle mani dei governi, mentre spetta ai programmi della Commissione europea facilitare la cooperazione tra soggetti che, a partire dall’introduzione del primo programma Cultura nel 2000, hanno dato vita a scambi, co-progettazioni e co-produzioni (di mostre, opere audiovisive, teatrali, ecc.).

Che la cultura continui a trovare spazio e riconoscimento nelle politiche europee, contrariamente a molte previsioni negative, è dunque un passo avanti da non sottovalutare. Allo stesso tempo, se la Commissione ha finora giocato bene e con ambizione la propria parte, non va dimenticato che il successo della proposta dipende ora dal Parlamento e, soprattutto, dai governi nazionali. A livello nazionale, la cultura rischia di scivolare sempre più in fondo alla scala delle priorità: la difesa è l’emergenza del presente, e negarlo sarebbe ipocrita. Tra l’altro, nelle ultime negoziazioni EU-USA, la stessa UE ha finito per assecondare non solo la richiesta americana di incrementare l’investimento in difesa, ma ha di fatto assecondato la persistente dipendenza dalla produzione statunitense di armi.

Tuttavia, il fatto che la Commissione guardi più lontano e intraveda nella cooperazione culturale le basi per una cittadinanza europea consapevole rappresenta una scommessa che non possiamo permetterci di ignorare. Perché, terminata l’emergenza, occorrerà ricostruire e gettare le fondamenta di un’unione pacifica più solida e duratura, in grado di dialogare nella diversità e con la diversità. E nulla più della produzione culturale e artistica è in grado di creare dialogo e ricchezza a partire dalla diversità. La vera domanda è se i governi nazionali sapranno essere altrettanto lungimiranti, e se avranno il coraggio non solo di difendere, ma di rafforzare la proposta della Commissione.

E la partita non si gioca soltanto a livello di bilancio: i contenuti del Culture Compass – la nuova strategia di cui la Presidente ha incaricato il nuovo Commissario Glenn Micallef e che dovrebbe essere adottata entro fine anno – richiedono un importante cambio di passo, in grado di giustificare ma soprattutto efficacemente allocare le nuove risorse potenzialmente a disposizione.

PROSSIMI PASSI

Il Parlamento europeo e il Consiglio dovranno reagire alla proposta della Commissione. Il Parlamento dovrà esprimere per primo la sua posizione con una risoluzione. A quel punto il Consiglio potrà decidere se approvarla così com’è oppure suggerire delle modifiche. Se vengono introdotti cambiamenti, il testo torna al Parlamento per una seconda lettura: lì gli eurodeputati potranno approvarlo, respingerlo oppure proporre a loro volta ulteriori correzioni. Tutto questo processo di confronto e negoziazione si svilupperà lungo il biennio 2026-2027.

ABSTRACT

The EU 2028–2034 budget proposal doubles funding for culture and media, introducing the new AgoraEU program, which merges the current Europa Creativa and CERV (“Citizens, Equality, Rights, and Values”) programs. While the €5 billion increase is a positive signal, embedding culture within the broader AgoraEU raises questions about its real political weight in the new budget plan, while also opening up new opportunities for strategic positioning in a complex geopolitical context. The challenge now is to turn these ambitions into resources that are truly accessible and sustainable.

 

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Valentina Montalto

Valentina Montalto

Forte di un’esperienza professionale decennale in ambienti internazionali, Valentina Montalto si è occupata di politiche, statistiche e indicatori per i settori culturali e creativi (SCC), a livello europeo e urbano. Dopo sette anni di lavoro come project manager e consulente presso KEA European Affairs, società leader nei SCC, con sede a Bruxelles, è attualmente policy analyst presso il Joint Research Centre della Commissione Europea, in qualità di ricercatore principale e coordinatore del Cultural and Creative Cities Monitor - strumento di monitoraggio e valutazione dell’ecosistema culturale e creative di 190 città europee. Valentina interviene regolarmente in conferenze e workshop in tutta Europa. Su YouTube il suo TEDx talk Quanto conta la cultura nelle nostre città? Valentina ha conseguito un Ph.D. in Urban Studies all’Università Paris 1 - Sorbonne. Parla italiano, inglese, francese e spagnolo.

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