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Dal 9 novembre al Museo di Santa Giulia la mostra ‘Khalid Albaih. La stagione della migrazione a Nord’, l’esposizione personale dell’artista, curatore e attivista sudanese Khalid Albaih. Karadjov: si tratta di “grandi artisti che vivono in una condizione di rifugiati, di esiliati e che hanno fatto della loro condizione politica uno sprone, uno stimolo artistico di grande qualità

“È importantissimo che queste mostre ci portino a conoscenza di questi quadranti geopolitici così impressionanti, conosciamo la situazione dell’Iran e avere ospitato l’anno scorso l’artista Zoya Shokoohi è stata in questo senso per noi un grande motivo di vanto. E ora con Khalid il testimone passa a lui e queste mostre portano sempre anche un lascito di opere d’arte alle nostre collezioni ed è un altro elemento importante a cui teniamo”. Il direttore di Brescia Musei, Stefano Karadjov, introduce così la prossima mostra che il Comune di Brescia, la Fondazione Brescia Musei e il Festival della Pace hanno organizzato: ‘Khalid Albaih. La stagione della migrazione a Nord’, l’esposizione personale dell’artista, curatore e attivista sudanese Khalid Albaih (Bucarest, Romania, 1980). La mostra, a cura di Elettra Stamboulis, apre al pubblico da sabato 9 novembre 2024 a domenica 23 febbraio 2025 negli spazi del Museo di Santa Giulia a Brescia e, nell’ambito del Festival della Pace di Brescia, segna la quinta tappa del percorso di ricerca intrapreso da Fondazione Brescia Musei, che ha visto susseguirsi le mostre personali con la curatela di Elettra Stamboulis di Zehra Doğan (Avremo anche giorni migliori. Opere dalle carceri turche, 2019), Badiucao (La Cina non è vicina. Opere di un artista dissidente, 2021) e Victoria Lomasko (Victoria Lomasko. The Last soviet artist, 2022), e la mostra Finché non saremo libere (2023), che ha presentato le opere delle artiste iraniane Sonia Balassanian, Farideh Lashai, Shirin Neshat, Soudeh Davoud e Zoya Shokoohi.

Brescia Musei dal 2019, aggiunge Karadjov conversando con AgenziaCULT, “ha deciso di portare avanti una stagione di mostre di arte contemporanea e diritti umani dedicate ad artisti militanti e dissidenti, grandi artisti ma che vivono in una condizione di rifugiati, di esiliati e che hanno fatto della loro condizione politica uno sprone, uno stimolo artistico di grande qualità. L’obiettivo di questo ciclo è quello di curare criticamente questi artisti che spesso sono inediti in Europa e promuoverli all’interno del sistema dell’arte aiutandoli attraverso la nostra piattaforma, ma non per questo contraddicendo la nostra missione di un grande museo attento agli aspetti scientifici della proposta”.

Così, prosegue il direttore, “abbiamo fatto con Zehra Doğan nel 2019, una grande donna era uscita da pochi mesi dalle prigioni turche, kurda, e l’anno dopo era entrata in The Art Newspaper International tra le cento figure più influenti dell’arte contemporanea. Lanciata dalla mostra delle sue opere realizzate in clandestinità in carcere. E poi nel 2021 con Badiucao, l’artista cinese dissidente che ha fatto smuovere le ambasciate cinesi in Europa per farci chiudere la mostra”.

Nel 2022, pochi mesi dopo l’invasione dell’Ucraina, ma alla Fondazione ci stavano già lavorando da prima, Victoria Lomasko, dissidente russa ora a Berlino, e l’anno scorso le artiste iraniane, Zoya Shokoohi su tutte, esula iraniana che vive a Firenze. “Mostre importanti – ricorda Karadjov -, con grandi elementi performativi. Questi artisti trascorrono da noi una residenza che li porta a lavorare insieme a noi per realizzare molte delle loro installazioni site specific. E’ anche il caso di Khalid Albaih, artista sudanese, curatore lui stesso di altri artisti, graphic artist, cartoonist già piuttosto noto negli Stati Uniti, vincitore del PEN Prize, vive tra Oslo e gli Emirati, transfugo dal Sudan, un paese squarciato da 20 anni di guerra civile. Tutti conosciamo e ricordiamo il Darfur, ma ora la situazione non è migliore, bande armate che insidiano l’attuale governo, una situazione ovviamente dove sono i civili a patire”. Il tutto avviene “all’interno di una cornice nord-sud del mondo che vede sotto attacco questi disperati che per ragioni di sopravvivenza – e non economiche ma proprio di sopravvivenza – cercano di trovare un futuro per sé e per gli altri. Questo artista sta lavorando con noi e ne verrà fuori una mostra davvero significativa”.

© AgenziaCULT - Riproduzione riservata

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