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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Debutta a Brescia il percorso di appuntamenti internazionali, che descriverà la nuova museologia del futuro, rivolto a un pubblico che va dai professionisti ai cittadini che ritengono la cultura una leva fondamentale per la coesione sociale e il benessere degli individui e delle comunità
Brescia Musei

Ha debuttato a Brescia lo scorso 25 maggio, presso l’auditorium di Santa Giulia, ed online sulla piattaforma fad.fondazionescuolapatrimonio.it, l’iniziativa “Open doors. Il museo partecipativo oggi” promossa da Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali e NEMO – The Network of European Museum Organisations, per la cura scientifica del Professore Pierluigi Sacco, ordinario dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti – Pescara, già Visiting Professor alla Harvard University.

Il percorso ha lo scopo di animare il dibattito intorno al nuovo corso della museologia in uno scenario internazionale, con un calendario di otto incontri in presenza e da remoto gratuiti fino al 23 novembre, rivolto a un pubblico che va dai professionisti ai cittadini che ritengono la cultura una leva fondamentale per la coesione sociale e il benessere.

Quando parole nuove penetrano in contesti consolidati, determinano l’irruzione dell’innovazione. Prendiamo ad esempio concetti come “empowerment, problem solving, partecipazione, co-progettazione”: prima non sono mai stati associati alla museologia, diversamente invece da lemmi come “tutela, conservazione, valorizzazione, managerializzazione”, a cui siamo più abituati. Assistiamo a un graduale ri-disegno del museo del futuro, che da palazzo a porte chiuse, scrigno di preziosità, valicabile con timoroso rispetto, sta diventando agorà cittadina, aperta al dialogo, viva, agita e partecipata, dove generare il senso dell’attualità, partendo dalla propria eredità. Obiettivo del progetto Open doors. Il Museo partecipativo oggi è creare un cantiere di progettazione aperto agli addetti ai lavori, ma che sia interessante per tutta la comunità, visto il ruolo che i musei sempre di più assumono come spazi di costruzione di cittadinanza, al di là di ogni possibile barriera educativa o socio-economica.

IL CONTESTO DI RIFERIMENTO

La proposta della Fondazione Brescia Musei in collaborazione con Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali e NEMO – The Network of European Museum Organisations, per la cura scientifica del Professore Pierluigi Sacco, nasce grazie a diversi fattori abilitanti, ma anche sulla base di alcune urgenze improrogabili, che la pandemia ha acuito.

Stefano Karadjov, direttore di Fondazione Brescia Musei ci spiega: “Sul nostro territorio abbiamo già sperimentato un approccio partecipato e inclusivo negli ultimi anni. La recente ratifica che il nostro Governo ha fatto della convenzione di Faro del 2005, nella quale si stabilisce che non siano soltanto le Istituzioni organi di tutela e i musei, ma anche le comunità culturali di appartenenza ad occuparsi del patrimonio culturale, ha dato un’ulteriore spinta al sistema della valorizzazione italiano. Questo importante atto formale ha permesso di cominciare ad archiviare i progetti culturali di natura non identitaria (ad esempio le mostre di massa blockbuster), per originare progetti che attingono ai patrimoni della comunità di appartenenza”. L’approccio di Brescia si allinea anche con la nuova definizione di museo al vaglio dei comitati consultivi di ICOM, che definisce lo spazio culturale come garante della sostenibilità del patrimonio per il futuro.

LA PANDEMIA E GLI EFFETTI SUI MUSEI

Certamente la recente esperienza della pandemia ha sottolineato la necessità della resistenza e in alcuni casi della sopravvivenza dei musei, nonostante le chiusure: “La pandemia ha fatto riscoprire un turismo di prossimità, con relativa riscoperta del patrimonio locale per le comunità di riferimento, che si è dimostrato il modello di gestione più sostenibile. Paradossalmente hanno sofferto i grandi musei iconici del nostro sistema nazionale, abituati da anni al turismo occasionale di massa, che ha subito una notevole battuta di arresto. Chi, come noi, ha una dimensione più ridotta e anche una visibilità meno declamata, è riuscito a gestire il periodo delle chiusure, anche grazie a un nuovo rapporto continuo con il proprio pubblico”, prosegue Karadjov: “Questa situazione ha permesso di sperimentare nuove forme di offerta culturale, come ad esempio mettere il museo “in valigia” e portarlo fuori dalle sue mura, andando in luoghi inusuali, ma ancora aperti”. E gli esempi bresciani vanno dalla mostra alla Poliambulanza di 30 fotografie eseguite da Alessandra Chemollo nei luoghi cittadini patrimonio UNESCO, al percorso dedicato alla “Vittoria di Brescia”, attraverso materiali visivi e QR Code, al Centro vaccinale della Fiera di Brescia con stimati circa 500mila fruitori indiretti, fra coloro che attendevano la vaccinazione.

Lo stretto rapporto con la comunità locale non ha però relegato i musei bresciani al provincialismo, anzi, in virtù della nomina a Capitale della Cultura Italiana nel 2023 insieme a Bergamo, ha confermato la spinta al dialogo internazionale: “Siamo una piattaforma aperta al dialogo, al confronto, alla sperimentazione. Proprio nei territori periferici si riesce a volte a sperimentare e innovare. Grazie al percorso di Open doors vogliamo invitare altre realtà internazionali a confrontarsi con noi, condividere le best practices in un’ottica dialettica, anche costruttivamente polemica. Questa la sfida che ci siamo assunti”, sottolinea Karadjov.

I CONTENUTI

Otto sono le aree chiave identificate, nelle quali è possibile strutturare, alla luce delle esperienze oggi in corso, i percorsi necessari per trasformare il museo in un reale spazio di scambio sociale basato sulla partecipazione attiva: Coesione e connessione sociale; Empowerment; Educazione; Diversità; Benessere e guarigione; Creatività ed espressione; Co-creazione; Coinvolgimento e problem solving.

“Se si riuscirà a presidiare con efficacia e competenza le funzioni di stimolo alla partecipazione attiva “ricorda il professor Pierluigi Sacco, curatore del progetto, “Il ruolo sociale del museo verrà riconosciuto come comparabile per importanza a quello delle scuole e degli ospedali. Non più uno spazio elitario, in cui si rinnovano rituali di distinzione sociale, ma un contesto in cui l’accesso alla conoscenza e la sua diffusione diventa un processo sempre più collettivo”.

I musei sono sempre più luoghi di ingegneria sociale per il bene comune, dove le persone vogliono essere coinvolte e contribuire alla costruzione di senso per la propria comunità. “I musei hanno significato nel momento in cui favoriscono la costruzione di significati e lettura della complessità del presente. Abbiamo finalmente assorbito la prospettiva che un museo necessiti di una gestione manageriale: ora siamo davanti alla visione del museo come spazio pubblico aperto alle contaminazioni, partendo sempre dalla sua stessa identità, il patrimonio che custodisce. Conservazione e tutela non sono messe in discussione: sono il fondamento di questa prospettiva. Le diamo per scontate.” afferma Karadjov.

A CHI SI RIVOLGE IL PERCORSO

La presenza di Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali garantisce i contenuti per un pubblico in formazione, non solo di addetti ai lavori, ma anche di centri di formazione per la gestione, la museologia, l’industria culturale, la misurazione degli impatti generati, come fosse un vero e proprio master. Così come NEMO – The Network of European Museum Organisations coinvolgerà un network di operatori internazionali. Ma il percorso prevede la partecipazione di un secondo pubblico, quello dei cittadini informati, non solo su tematiche specifiche sui musei, ma interessati a capire dove in generale sta andando la società. Il museo deve poter offrire loro forme di conoscenza che sfidano e disorientano il visitatore e che creano, allo stesso tempo, modi e opportunità per permettere al pubblico di esprimersi attivamente, di poter avviare conversazioni con i curatori, gli esperti e gli altri visitatori, per poter interrogare e mettere in discussione, se opportuno, i punti di vista che gli vengono proposti. La partecipazione è gratuita e verrà riconosciuta con un attestato di frequenza. Alla fine di ogni incontro sono previste formulazioni di linee guida per orientare le istituzioni culturali a diventare un museo partecipativo. I contenuti saranno resi disponibili in piattaforma.

L’APPROCCIO

La giornata inaugurale del 25 maggio, a cui hanno partecipato in presenza circa 100 persone e da remoto circa 320, ha delineato i criteri scientifici e le linee guida attorno a cui ruoteranno gli interventi dei maggiori esperti dei musei e dei centri culturali contemporanei italiani e internazionali.

Nella lecture di chiusura della giornata di lavori, Doris Sommer, fondatrice e direttrice della Cultural Agents Initiative alla Harvard University, ha portato la sua esperienza e visione su come si possa approcciare un metodo di partecipazione da parte delle realtà museali: “Le persone devono sentirsi coinvolte in prima persona, sulla base dei propri interessi ed è importante che questo avvenga a partire dalla scuola, perché la pratica di frequentare i musei diventi un’estensione della vita quotidiana, che possa così aggiungersi e collegare tutti i fili dei tessuti culturali urbani”.

Fra i partecipanti previsti nei prossimi appuntamenti, citiamo fra gli altri: la Caserma Archeologica di Sansepolcro, il Castello di Rivoli, il CCW-Cultural Welfare Center, la FARM Cultural Park, la Fondazione Fitzcarraldo, la Fondazione Maxxi, la Fondazione Matera – Basilicata 2019, la GAMEC di Bergamo, la rete Lo Stato dei Luoghi. Dall’estero, interverranno i City Museums and Galleries di Nottingham (UK), la Gallery of Matica Srpska di Novi Sad (RS), il Museo de Lisboa di Lisbona (PT), il Museum of Broken Relationships di Zagabria (HR), il Nationaal Museum van Wereldculturen di Amsterdam (NL), il network delle United Cities and Local Governments di Barcellona (SP), la University of Pennsylvania di Philadelphia (USA).

Fino a novembre 2022, compiranno una completa riflessione sul concetto di museo come luogo di partecipazione e sugli strumenti, le tecniche e le prassi migliori per coinvolgere le comunità e attivarle in un dialogo costante tra i contenuti museali e i grandi temi del presente mediati dal patrimonio culturale. Pertanto, non sono previsti laboratori, ma incontri frontali sia in presenza che da remoto, con introduzione della tesi da dibattere, definizione del problema, possibile soluzione che può applicare il museo e una seconda parte di casi concreti sia nazionali che internazionali, con conclusioni finali.

Il prossimo appuntamento si tiene l’8 giugno alle 16.30, dal titolo “La partecipazione che unisce”, ovvero come il museo può diventare un centro di coesione sociale e un luogo sicuro e accogliente per tutti coloro che soffrono la discriminazione e la marginalizzazione, e saranno presenti i relatori: Ines Camara Direttrice del Mapa da Ideias di Lisbona, Emmanuele Curti Board member dello Stato dei Luoghi, Pascal Kaiser Direttore de La Manufacture Avignon, Antonio Lampis Direttore Dipartimento Cultura Italiana , ambiente ed energia, Provincia Autonoma di Bolzano.

ABSTRACT

Debuting in Brescia on 25 May, at the Santa Giulia auditorium, the initiative “Open doors. The participatory museum today” is promoted by Fondazione Brescia Musei, in collaboration with Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali and NEMO – Network of European Museum Organisations, under the scientific supervision of Professor Pierluigi Sacco, full professor at the University of Studies “Gabriele d’Annunzio” of Chieti – Pescara, former Visiting Professor at Harvard University. The course aims to animate the debate around the new course of museology in an international scenario, with a calendar of 8 free in-person and remote meetings until 23 November, aimed at an audience ranging from professionals to citizens who consider culture a key lever for social cohesion and well-being. Next appointment on June 8th.

 

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Neve Mazzoleni

Neve Mazzoleni

Background di storica dell’arte e filosofa, perfezionata in management dell’arte e della cultura e anche in innovazione sociale, business sociale e project innovation. Per anni è stata curatrice ed exhibition manager della collezione corporate internazionale di UniCredit all’interno del progetto UniCredit&Art; attualmente ricopre il ruolo di communication & stakeholder manager del programma UniCredit Social Impact Banking. Ha scritto per diverse testate di settore sulle fondazioni e imprese private impegnate nello sviluppo di progetti culturali, di centri di produzione culturale dal basso, di arte contemporanea. I suoi maggiori interessi sono l’innovazione sociale a base culturale, le forme di ibridazione fra i settori pubblico e privato a favore della cultura, i dibattiti sulla sostenibilità sociale e ambientale che fanno leva sulla cultura.

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