Il museo non è più solo un luogo di conservazione e valorizzazione ma anche un agente di partecipazione aperto alle istanze sociali e interessato allo sviluppo culturale dei territori e, al contempo, un soggetto attivatore di welfare sociale. Un cambiamento che non rimane all’interno delle sole istituzioni culturali ma che ha, e avrà sempre più, un impatto profondo sulle trasformazioni sociali e dei territori. E’ la nuova idea di museo, pienamente conforme al dettato della Convenzione di Faro e alla recente definizione di Icom, che è emersa al termine di “Open Doors. Il museo partecipativo oggi”, il ciclo di nove talk nell’arco di sei mesi curato dal prof. Pierluigi Sacco, promosso e organizzato dalla Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con la Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali e con NEMO – Network of European Museum Organisations. L’ambizioso progetto, che ha coinvolto oltre 50 relatori provenienti da 12 paesi, ha visto oltre 6000 iscrizioni, 2.700 fruizioni completate e circa 1.780 utenti che hanno seguito uno o più appuntamenti.
Per Stefano Karadjov, direttore della Fondazione Brescia Musei, c’è l’orgoglio della Fondazione “di essersi inserita con un tempismo opportuno in un dibattito sul museo e la partecipazione che è ormai al centro del nuovo concetto stesso di museo – spiega ad Agenzia CULT -. Non è un cammino facile per il mondo della museologia che è popolato primariamente da cultori della materia che hanno bisogno di essere accompagnati nella scoperta di queste ulteriori funzioni del museo, non solo come conservazione e valorizzazione ma anche come agente di partecipazione”.
E’ molto importante che la Fondazione abbia portato avanti questa narrazione, prosegue Karadjov, “mettendo a disposizione la propria forza organizzativa, le reti internazionali, dando la rappresentazione completa delle proposte che il mondo museale internazionale fa a livello di partecipazione sociale rispetto al museo”.
Da parte della Fondazione c’è stata quindi una grande sorpresa e soddisfazione per il successo raccolto dall’iniziativa che nelle intenzioni iniziali non era indirizzato a un pubblico generalista. “Open Doors è un progetto rivolto a professionisti del settore che hanno ascoltato e approfondito i temi sollevati dai nostri incontri. Abbiamo la certezza di aver fatto qualcosa di utile a formare nuovi professionisti e che questo sia uno strumento di grande attivazione di cambiamento”.
Ma c’è anche un altro aspetto di estrema rilevanza che è quello dell’individuazione di una serie di strumenti per la valutazione dell’impatto dei musei per quanto riguarda la partecipazione sociale. “Pierluigi Sacco insieme alla Fondazione sta trasformando gli esiti dei nove incontri in una sorta di libro bianco dedicato proprio alla partecipazione nei luoghi della cultura e siamo sicuri che emergeranno dei fattori di valutazione dell’impatto sociale. E’ questo un tema dominante nel nostro settore anche per accertare quanto della proposta culturale corrisponda poi effettivamente agli obiettivi strategici di un’istituzione”.
“Speriamo entro il mese di maggio 2023, all’interno dell’anno di Bergamo e Brescia Capitale italiana della cultura, di presentare questo lavoro nell’ambito di una proposta più ampia dove torneremo a trattare sempre con il format Open Doors di come i musei stanno cambiando e di come questo cambiamento può influire positivamente sulla trasformazione sociale e della città”, conclude il direttore della Fondazione.
